TORRE DI MAGNISI
                                


Con molta disinvoltura i priolesi la chiamano ancora oggi Torre dei Saraceni e la sua forma cilindrica, pur senza ruote a palette e copertura, per libera associazione di immagini elaborate dalla fantasia, evoca i caratteristici mulini a vento spagnoli della Castiglia Nuova. La sua data di fondazione, approssimativamente, viene collocata tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento. La solida struttura si erge solitaria sopra un'ondulazione del terreno di 16,3 metri, la massima elevazione misurata sulla penisola Magnisi da cui trae il nome. Nonostante il peso dei secoli, ha conservato intatto quell'aspetto maestoso ed austero che suscita un immediato interesse artistico. Quelle migliaia di grossi conci di pietra, posizionati ad arte come in un paziente puzzle, danno ancor più forza alle sue forme e creano indubbi rapporti armonici nonché estrose particolarità. Tra queste il suo aspetto cilindrico, con un impercettibile restringimento verso l'alto, e il capriccioso cordoncino di pietra che contorna la parte superiore; forme architettoniche e decorative di impeccabile fattura che, oltre a conferire equilibrio ed armonia all'insieme, ingentiliscono il piglio severo della sua mole. Il diametro esterno della torre è di metri 13.70; quello interno di metri 8.50 mentre lo spessore dei muri è di metri 2.60 e sembra corrispondere a quello dei castelli svevi di Augusta e di Catania. E' ovviamente a pianta circolare, con pianterreno e una prima elevazione da cui si accede al terrazzo;il locale inferiore, immerso nel buio, è diviso in due ambienti di cui uno occupato da un grande serbatoio d'acqua e l'altro adibito forse a deposito di materiali; il piano superiore era destinato probabilmente all'alloggio dei soldati; sul terrazzo erano collocati i materiali per le segnalazioni. La particolarità che rende unica nel suo genere questa torre è l'elemento architettonico interno, la volta ad ombrello, di grande originalità e il cui impiego sinora non si è riscontrato in altre costruzioni militari della provincia siracusana. Per creare due grandi ambienti, il progettista fece ricorso a una tale ingegnosità che prevede al centro della torre una grandiosa colonna, destinata a sostenere uno dei piedi della volta a botte mentre l'altro grava sul muro di cinta. Nella volta del piano inferiore sono ricavate due botole di cui la più piccola, a collo cilindrico, serviva da pozzetto di ispezione del serbatoio d'acqua sottostante, l'altra costituiva una via per spostarsi da un piano all'altro, attraverso una scala mobile. La massa compatta della torre non presenta crepe e i rovinosi terremoti succedutisi durante i secoli, non sono riusciti neppure a scalfirla; alcuni stravolgimenti alla sua struttura originaria furono provocati dalla Marina Militare Italiana la quale, durante l'ultimo conflitto mondiale, gli aveva restituito l'antica funzione di strategico punto di osservazione marittimo. Nei pressi della Torre, ad ovest del Faro di Magnisi, sorgevano infatti le postazioni militari antiaeree per la difesa della costa. Originariamente la torre era cieca, cioè buia, con quattro sottili feritoie da cui era possibile controllare l'esterno da quattro punti diversi. Le aperture che si vedono oggi nel piano superiore, una ad ovest trasformata in porta di accesso e l'altra ad est, sono una innovazione apportata dalla Marina Militare. Opera sua è anche la massa di terra e i gradini che permettono di raggiungere il nuovo ingresso e forse anche la bassa e angusta apertura di accesso al piano inferiore, ricavata ad est della torre, che denuncia manomissioni nei conci di pietra.